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Nello yoga, le posizioni di equilibrio hanno lo scopo di risvegliare a nostra attenzione e di riconnetterci con il centro per trovare stabilità. Esse presuppongono la presenza di forze contrarie che, attimo dopo attimo, si bilanciano. Essendo uno stato di riposo tra forze opposte, l’equilibrio ha un aspetto dinamico e non statico.
Nella pratica è necessario lasciare che, lentamente, a livello fisico, si ristabilisca un senso di bilanciamento tra le zone del corpo che hanno lavorato, lasciando decadere le tensioni. Proprio per questo motivo, gli asana di equilibrio richiedono di essere presenti nel momento, risvegliando la capacità di sentire le connessioni tra le varie parti del corpo, il respiro e la mente. Le posizioni di equilibrio impongono quindi di essere ricettivi e aperti a ciò che arriva, adattandosi in ogni momento. Questi asana svelano anche le nostre vulnerabilità e impongono di accettarle: lo stare in equilibrio è legato anche all’accoglimento di ogni aspetto emotivo interno.
Lo scopo della pratica è permettere che, lentamente, si palesi anche uno stato di equilibrio mentale, di equanimità nei confronti delle varie presentazioni che la mente ci propone, uno stato mentale che nello yoga viene chiamato in modi diversi: samatva, sama(uguale), upeksha.
Dal punto di vista fisico richiedono una costante ricerca a mantenere in asse il centro della posizione. Nella pratica sul tappetino come nella vita quotidiana, ciò che è importante non è riuscire a stare in piedi, ma sapersi adattare alla continua e costante perdita di equilibrio che caratterizza tutti gli aspetti della vita.
Mirando all’equilibrio, cioè all’armonia, tra lo sforzo prodotto e il senso di agio nel permanere in posizione, si risveglieranno due qualità: l’intelligenza che significa essere attivi nell’osservare la vita e sapere cosa fa bene e cosa fa male, e la saggezza che è l’esperienza di cosa accade in base alle decisioni prese.
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